“OlivArk” è un’associazione internazionale che ha come unico scopo la tutela e la divulgazione conoscitiva della pianta sacra e millenaria quale è l’ULIVO.

Nasce dall’idea del suo fondatore Pino Cargnel dall’incontro nel 2012 con Gianni Picella che, alla guida del Comitato per la difesa degli ulivi secolari, aveva raccolto negli anni migliaia di adesioni fra la gente comune, associazioni culturali ed enti, intellettuali e personaggi come Sepulveda, Winspeare e Battiato. Raccogliendo le parole di Gianni Picella «La difesa dei nostri ulivi - dice - ha bisogno del contributo di tutti» se ne “innamora” a tal punto da volerla tutelare (la Repubblica.it › 2006 › 07 › 01). Dopo aver “approfondito” nella sua vita lavorativa la pianta dell’OLIVO in tutte le sue forme Pino Cargnel e Gianni Picella intendono condividere questo amore profondo con l’intera umanità per dare all’Ulivo il suo giusto ruolo di “madre/padre” di tutte le piante.

Un patrimonio che il Mondo ci invidia e che sta imparando ad amare per le straordinarie proprietà che questa pianta genera nella sua linfa.

 

Associandoti tramite il modulo di iscrizione qui sotto entrerai a far parte di OlivArk, associazione che si prefigge di proteggere e far conoscere l’Albero della Vita, la pianta Madre di tutto il mondo vegetale: l’ULIVO.

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Olio di Oliva 2017: aumenteranno i prezz

Meno fatturato e meno export nel prossimo anno.

La Coldiretti ha lanciato l’allarme: l’olio di oliva Made in Italy “razionato” con le scorte di extravergine che “saranno esaurite entro i primi sei mesi del 2017″ per effetto “del crollo del 38% della nuova produzione, che scende ad appena 298 milioni di chili”, un valore vicino ai “minimi storici di sempre.

L’allarme è rivolto ad “aiutare i consumatori a fare scelte di acquisto consapevoli di fronte ad un inevitabile aumento dei prezzi ma anche del rischio di frodi ed inganni”.

La barzelletta secondo cui il nostro Olio extra vergine è il migliore del mondo è servita per realizzare più obiettivi: il primo è quello di difendere la produzione nostrana. Il secondo è quello di continuare a trasmettere il concetto di Made in Italy come totalizzante e qualitativamente insuperabile, però in un mondo globalizzato sarebbe opportuno allontanare certi provincialismi e cercare di trovare soluzioni che diano respiro alle vendite al netto del patriottismo.

Intanto è bene specificare che per la WBOO (organizzazione non governativa senza scopo di lucro costituita e sostenuta da leader assaggiatori olio d’oliva professionali internazionali) il cui obiettivo è quello di costruire la classifica dei migliori oli extra vergini di oliva di tutto il mondo, dai risultati delle maggiori competizioni olio extravergine d’oliva internazionali, e quindi apprezzare il valore di straordinaria d’oliva extra vergine oli, ha prodotto una classifica mondiale dove noi italiani abbiamo nei primi dieci una sola presenza.

Ecco la classifica:

 

3

 

 

Detto ciò, ed appurato che la produzione mondiale alberga per un 80% nel mar Mediterraneo, ecco una tabella che indica una stima della produzione di Olio di Oliva per il 2017.

 

1

 

 

Prima considerazione: anche la Spagna è in crisi di produzione rispetto al 2015, infatti poche ore fa dall’Andalusia, la Regione più produttiva al mondo di Olio di Oliva, è stato dichiarato che la produzione subirà un taglio di 300.000 ton rispetto all’anno precedente, fermandosi a 1.100 ton.

E’una produzione eccezionale rispetto alle nostre circa 300.000 ton.

Le stime produttive, sottolinea Coldiretti, classificano l’Italia come secondo produttore mondiale nel 2016/17 dentro un quadro piuttosto complicato: a livello mondiale, infatti, si prevede una storica carestia dei raccolti per effetto del crollo della produzione anche in Grecia con circa 240 milioni di chili (-20%) ed in Tunisia dove non si supereranno i 110 milioni di chili (-21%).

Se il prezzo dell’Olio di Oliva 100% italiano salirà, come ci si aspetta, sarà doveroso, sia da parte dell’industria, che da parte del mondo Retail, trovare nuove soluzioni per mantenere i prezzi al pubblico ai livelli del 2016 ed incentivarne i volumi.

AUTORE: DOTT. ANDREA MENEGHINI

02/11/2016 (www.gdonews.it)

La Xylella spiana la strada al Negramaro

Nella ribollente disputa sulla Xylella in Puglia, che scatena passioni e odii pazzeschi, è piombato come un macigno un articolo del «Gambero Rosso», pregiata tv e rivista, che segnala nel vino, e segnatamente nel Negroamaro a bollicine, il futuro del Salento.

Le sensibili antenne del «Gambero rosso» rimarcano una tendenza nuova: prendere un vino antico per trasformarlo in un sofisticato spumante. Vino e vigneti al posto dell’olio e degli uliveti uccisi dalla Xylella? «Non sarà certo il Negroamaro spumante a poter sostituire una filiera in ginocchio», precisa il presidente della Coldiretti regionale, Gianni Cantele. «Qui si ragiona su di un fatturato olivicolo di 6-700 milioni di euro che è a rischio per colpa del batterio della Xylella». Sembra che quest’anno la produzione sia calata di un 40%. Un disastro economico oltre che ambientale.

Nessuno, insomma, può nemmeno immaginare di sostituire l’olio pugliese con una qualche produzione, pur ottima, ma di nicchia. E poi ci sono le leggi nazionali e regionali che non si possono aggirare. I nuovi impianti di vigneto sono soggetti ad autorizzazione: alla Puglia spetta al massimo un migliaio di ettari di nuovi impianti all’anno. Ahimè, drammaticamente, sono centinaia di migliaia gli ettari coltivati a oliveto e considerati infetti.

Al di là delle teorie, dell’intervento della magistratura, e anche dei complottismi - puntualmente c’è chi ha gridato alla cospirazione che finalmente avrebbe gettato la maschera, condotta dalle grandi cantine - il panorama agricolo della Puglia sta cambiando aspetto. Interi uliveti secolari, dapprima in provincia di Lecce, ma ora anche verso Brindisi e verso Taranto, si disseccano. I monumenti naturali non reggono all’aggressione del batterio. C’è da dire, però, che quel panorama agricolo che siamo abituati ad associare alla Puglia, terra di estesi uliveti, era già stato trasformato radicalmente a metà degli anni ’70. «Sotto l’onda dello scandalo del metanolo - ricorda Cantele - con il vino di massa ormai invendibile, furono espiantati migliaia di vigneti tradizionali che in tanti casi fecero spazio a nuovi uliveti.

In quel momento storico, agli imprenditori agricoli l’olio sembrò una buona soluzione alternativa». Fu allora la scomparsa di un paesaggio millenario, con le vecchie care viti «maritate», quelle che si avviluppavano a un singolo albero portante, oppure i vigneti «ad alberello» che ancora si vedono nel brindisino e nel leccese, soprattutto varietà di Negroamaro, Malvasia nera, Primitivo e Susumaniello. Sotto la spinta della Comunità europea che dava sovvenzioni per l’espianto di vigneti non abbastanza moderni, e sotto l’urto della disperazione del metanolo, la Puglia ha già cambiato aspetto una volta. Lo farà di nuovo? Vedremo presto anonimi filari di vite al posto di nodosi ulivi?

Al «Gambero Rosso»,il giornalista e saggista Andrea Gabbrielli, autore di «La civiltà del bere», sembra quasi augurarselo. La Coldiretti, invece, ci crede poco. Detto ciò, grandi sono le speranze per il nuovo Negroamaro con le bollicine. Con gli occhi al fenomeno del prosecco, in diverse cantine pugliesi accanto ai tini di rovere si vedono già al lavoro le autoclavi. Alcuni commercializzano gli spumanti rosè. «In effetti anticipando la vendemmia - dice Cantele, che è vitivinicoltore e che sta provando anche lui con le “bollicine” - il vitigno del Neogroamaro si presta bene, per zucchero e acidità dell’acino, al metodo spumante classico. Le premesse per vini nuovi ci sono. Vedremo che cosa ci riserva il futuro».

(FRANCESCO GRIGNETTI, La Stampa TUTTOGREEN 19/12/2016)

Olio d'oliva, consumi boom nel mondo

ROMA - In una sola generazione sono praticamente raddoppiati i consumi mondiali di olio di oliva, con un balzo del 73% negli ultimi 25 anni che ha cambiato la dieta in molti Paesi, dal Giappone al Brasile, dalla Russia agli Stati Uniti.

È quanto emerge da un'analisi della Coldiretti, la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana.

Le piante: segreti di una intelligenza a

Le caratteristiche comportamentali del mondo vegetale. I sorprendenti meccanismi di trasmissione di informazioni nelle piante, le capacità mnemoniche e la sensibilità all’ambiente. Il fenomeno dell’entanglement, l’empatia con l’uomo e le manifestazioni ESP delle piante 
 

L'Olivo, le Foglie e i suoi Benefici

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Vengono sempre più propagandati in rete gli effetti benefici di infusi di foglie di olivo, in ragione della presenza di antiossidanti, come l'oleuropeina che però viene degradata dagli enzimi contenuti nelle stesse foglie

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Meno fatturato e meno export nel prossimo anno.

La Coldiretti ha lanciato l’allarme: l’olio di oliva Made in Italy “razionato” con le scorte di extravergine che “saranno esaurite entro i primi sei mesi del 2017″ per effetto “del crollo del 38% della nuova produzione, che scende ad appena 298 milioni di chili”, un valore vicino ai “minimi storici di sempre.

L’allarme è rivolto ad “aiutare i consumatori a fare scelte di acquisto consapevoli di fronte ad un inevitabile aumento dei prezzi ma anche del rischio di frodi ed inganni”.

La barzelletta secondo cui il nostro Olio extra vergine è il migliore del mondo è servita per realizzare più obiettivi: il primo è quello di difendere la produzione nostrana. Il secondo è quello di continuare a trasmettere il concetto di Made in Italy come totalizzante e qualitativamente insuperabile, però in un mondo globalizzato sarebbe opportuno allontanare certi provincialismi e cercare di trovare soluzioni che diano respiro alle vendite al netto del patriottismo.

Intanto è bene specificare che per la WBOO (organizzazione non governativa senza scopo di lucro costituita e sostenuta da leader assaggiatori olio d’oliva professionali internazionali) il cui obiettivo è quello di costruire la classifica dei migliori oli extra vergini di oliva di tutto il mondo, dai risultati delle maggiori competizioni olio extravergine d’oliva internazionali, e quindi apprezzare il valore di straordinaria d’oliva extra vergine oli, ha prodotto una classifica mondiale dove noi italiani abbiamo nei primi dieci una sola presenza.

Ecco la classifica:

 

3

 

 

Detto ciò, ed appurato che la produzione mondiale alberga per un 80% nel mar Mediterraneo, ecco una tabella che indica una stima della produzione di Olio di Oliva per il 2017.

 

1

 

 

Prima considerazione: anche la Spagna è in crisi di produzione rispetto al 2015, infatti poche ore fa dall’Andalusia, la Regione più produttiva al mondo di Olio di Oliva, è stato dichiarato che la produzione subirà un taglio di 300.000 ton rispetto all’anno precedente, fermandosi a 1.100 ton.

E’una produzione eccezionale rispetto alle nostre circa 300.000 ton.

Le stime produttive, sottolinea Coldiretti, classificano l’Italia come secondo produttore mondiale nel 2016/17 dentro un quadro piuttosto complicato: a livello mondiale, infatti, si prevede una storica carestia dei raccolti per effetto del crollo della produzione anche in Grecia con circa 240 milioni di chili (-20%) ed in Tunisia dove non si supereranno i 110 milioni di chili (-21%).

Se il prezzo dell’Olio di Oliva 100% italiano salirà, come ci si aspetta, sarà doveroso, sia da parte dell’industria, che da parte del mondo Retail, trovare nuove soluzioni per mantenere i prezzi al pubblico ai livelli del 2016 ed incentivarne i volumi.

AUTORE: DOTT. ANDREA MENEGHINI

02/11/2016 (www.gdonews.it)

Nella ribollente disputa sulla Xylella in Puglia, che scatena passioni e odii pazzeschi, è piombato come un macigno un articolo del «Gambero Rosso», pregiata tv e rivista, che segnala nel vino, e segnatamente nel Negroamaro a bollicine, il futuro del Salento.

Le sensibili antenne del «Gambero rosso» rimarcano una tendenza nuova: prendere un vino antico per trasformarlo in un sofisticato spumante. Vino e vigneti al posto dell’olio e degli uliveti uccisi dalla Xylella? «Non sarà certo il Negroamaro spumante a poter sostituire una filiera in ginocchio», precisa il presidente della Coldiretti regionale, Gianni Cantele. «Qui si ragiona su di un fatturato olivicolo di 6-700 milioni di euro che è a rischio per colpa del batterio della Xylella». Sembra che quest’anno la produzione sia calata di un 40%. Un disastro economico oltre che ambientale.

Nessuno, insomma, può nemmeno immaginare di sostituire l’olio pugliese con una qualche produzione, pur ottima, ma di nicchia. E poi ci sono le leggi nazionali e regionali che non si possono aggirare. I nuovi impianti di vigneto sono soggetti ad autorizzazione: alla Puglia spetta al massimo un migliaio di ettari di nuovi impianti all’anno. Ahimè, drammaticamente, sono centinaia di migliaia gli ettari coltivati a oliveto e considerati infetti.

Al di là delle teorie, dell’intervento della magistratura, e anche dei complottismi - puntualmente c’è chi ha gridato alla cospirazione che finalmente avrebbe gettato la maschera, condotta dalle grandi cantine - il panorama agricolo della Puglia sta cambiando aspetto. Interi uliveti secolari, dapprima in provincia di Lecce, ma ora anche verso Brindisi e verso Taranto, si disseccano. I monumenti naturali non reggono all’aggressione del batterio. C’è da dire, però, che quel panorama agricolo che siamo abituati ad associare alla Puglia, terra di estesi uliveti, era già stato trasformato radicalmente a metà degli anni ’70. «Sotto l’onda dello scandalo del metanolo - ricorda Cantele - con il vino di massa ormai invendibile, furono espiantati migliaia di vigneti tradizionali che in tanti casi fecero spazio a nuovi uliveti.

In quel momento storico, agli imprenditori agricoli l’olio sembrò una buona soluzione alternativa». Fu allora la scomparsa di un paesaggio millenario, con le vecchie care viti «maritate», quelle che si avviluppavano a un singolo albero portante, oppure i vigneti «ad alberello» che ancora si vedono nel brindisino e nel leccese, soprattutto varietà di Negroamaro, Malvasia nera, Primitivo e Susumaniello. Sotto la spinta della Comunità europea che dava sovvenzioni per l’espianto di vigneti non abbastanza moderni, e sotto l’urto della disperazione del metanolo, la Puglia ha già cambiato aspetto una volta. Lo farà di nuovo? Vedremo presto anonimi filari di vite al posto di nodosi ulivi?

Al «Gambero Rosso»,il giornalista e saggista Andrea Gabbrielli, autore di «La civiltà del bere», sembra quasi augurarselo. La Coldiretti, invece, ci crede poco. Detto ciò, grandi sono le speranze per il nuovo Negroamaro con le bollicine. Con gli occhi al fenomeno del prosecco, in diverse cantine pugliesi accanto ai tini di rovere si vedono già al lavoro le autoclavi. Alcuni commercializzano gli spumanti rosè. «In effetti anticipando la vendemmia - dice Cantele, che è vitivinicoltore e che sta provando anche lui con le “bollicine” - il vitigno del Neogroamaro si presta bene, per zucchero e acidità dell’acino, al metodo spumante classico. Le premesse per vini nuovi ci sono. Vedremo che cosa ci riserva il futuro».

(FRANCESCO GRIGNETTI, La Stampa TUTTOGREEN 19/12/2016)